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Formazione post-Covid

Aggiornamento: mar 20

Le politiche e gli interventi di formazione rivestono un ruolo cruciale per qualsiasi intervento di contrasto alle disuguaglianze. Per garantire appropriatezza, rapidità ed efficacia nella fase post-Covid occorre che gli interventi siano progettati e attivati in modo flessibile, superando la logica e soprattutto i tempi del bando, anche tramite la costruzione e legittimazione di “filiere” pubblico-privato, basate su patti locali per la formazione, frutto di alleanze tra agenzie formative, imprese, fondi interprofessionali, fondazioni ed enti territoriali che possono anche attivare strumenti negoziali territoriali (da prevedere anche in campo formativo). Occorre puntare su interventi per affrontare il gap delle competenze digitali tra i lavoratori (occupati e disoccupati), sulla formazione finalizzata alle figure professionali delle quali c’è carenza e alla crescita del sistema di Formazione duale.


E’ opinione ormai ampiamente discussa e condivisa nel dibattito pubblico che il Covid 19 ha già provocato una crescita delle disuguaglianze e sempre più rischia di provocarne in futuro. Stanno anche emergendo proposte ampie e significative per orientare le azioni nella fase di rilancio in modo tale da contrastare questa crescita (per tutte basti il riferimento al cosiddetto Piano Colao). Occorre ancora una volta ricordare che i risultati veri delle azioni auspicate dipenderanno sì dalle politiche messe in campo a livello nazionale, ma anche (e forse soprattutto) dall’implementazione a livello locale.

Per quanto concerne le disuguaglianze sul lavoro (sia preesistenti al Covid e sia rinforzate dalla pandemia), le politiche e gli interventi di formazione rivestono un ruolo cruciale per qualsiasi intervento di contrasto. Per garantire appropriatezza, rapidità ed efficacia occorre che gli interventi siano progettati e attivati in modo flessibile, superando la logica e soprattutto i tempi del bando, anche tramite la costruzione e legittimazione di “filiere” pubblico-privato, basate su alleanze tra agenzie formative, imprese, fondi interprofessionali, fondazioni ed enti territoriali che possono anche attivare strumenti negoziali territoriali (da prevedere anche in campo formativo).

Vi sono priorità ed urgenze da affrontare nell’immediato, altre da affrontare nel medio periodo. Nell’immediato appare necessario attivare con la massima urgenza, in particolare nei confronti dei lavoratori in CIG (ordinaria o straordinaria, con le dovute differenze procedurali):

· Una campagna di formazione sulle misure di prevenzione per contrastare l’epidemia, con particolare riferimento alle aziende e ai lavoratori che non avessero già partecipato ad un percorso di formazione aziendale

· Interventi per affrontare il gap delle competenze digitali necessarie per affrontare le nuove esigenze lavorative emerse durante la crisi del Covid-19, sia per i lavoratori che ritorneranno nella loro azienda e dovranno accompagnare indispensabili processi di innovazione, sia per coloro che resteranno senza lavoro e dovranno dimostrare di possedere questa base di competenze ormai indispensabile per tutti.

· Interventi connessi ai processi di regolarizzazione dei lavoratori immigrati, sia relativi alle competenze linguistiche, sia alle “competenze di cittadinanza” (diritti e doveri di chi si trova in Italia ecc.).

· Sarebbe poi sommamente utile una diagnosi esperta, sui settori e le figure professionali che, nella crisi post-covid, possono offrire nuovi e in un certo senso inaspettati spazi di sviluppo, con lo scopo di finalizzare in modo più mirato sia le attività di orientamento, sia la progettazione degli interventi formativi. I dati sulle assunzioni, pubblicati tempestivamente da Veneto Lavoro, testimoniano una situazione drammatica, solo parzialmente attenuata con la fine del lock-down. Ma non esistono valutazioni sulle prospettive future. Certamente sono emerse evidenti necessità nei servizi di cura, non solo sanitaria; sugli altri settori sarebbe utile promuovere sul tema un’indagine Delphi (un metodo strutturato per condurre il confronto tra le valutazioni di esperti), i cui risultati potrebbero consentire di introdurre un approccio place-based anche nella programmazione formativa.

Tali interventi potrebbero essere attivati rapidamente con le risorse e le procedure previste dalle norme emanate nel corso dell’emergenza Covid.

Nel medio periodo occorre finalizzare gli interventi sulle tipologie e gli ambiti definiti dalle priorità emerse nel post-pandemia e che possono garantire un miglior rapporto costi-benefici. A Verona si parte da una situazione pre-Covid, testimoniata dai dati Istat, che vede la provincia all’ultimo posto nel Veneto per percentuale di lavoratori che partecipano a iniziative di formazione continua.

In primo luogo occorrerà privilegiare la formazione finalizzata alle figure professionali delle quali c’è carenza e che prevedibilmente vedranno una crescente richiesta nel medio-periodo, con modalità che consentano una progettazione flessibile e “su misura” dei partecipanti e dei territori/organizzazioni di sbocco. Dovrebbe essere scontato, ma come sappiamo non lo è. I risultati della “diagnosi esperta” alla quale abbiamo accennato dovrebbero fornire indicazioni in proposito. Per capirci meglio, facciamo l’esempio dei lavori di cura. Certamente in futuro vi sarà un forte bisogno di operatori sociosanitari e le RSA/Case di riposo erano in difficoltà nel reperimento di operatori già prima dell’epidemia. I pensionamenti e l’adeguamento degli standard quantitativi e qualitativi faranno ulteriormente crescere la ricerca di tali figure, che potrebbero rappresentare una alternativa per le persone in difficoltà occupazionale per la crisi del Covid. Occorre però rivedere (forse anche a livello di Conferenza Stato-Regioni) gli standard dei corsi, che oggi hanno una serie di rigidità e di oneri che allontanano nel tempo la possibilità di inserimento lavorativo. Ragionamenti analoghi appaiono possibili in altri settori e per altre figure professionali.

In secondo luogo appare utile rafforzare e far uscire dalla fase di sperimentazione il sistema di Formazione duale (Quando si parla di formazione duale si fa riferimento solitamente al modello di formazione professionale alternata fra scuola e lavoro). La sperimentazione in Veneto e la successiva istituzionalizzazione ha dato buoni risultati, migliori, sia in termini di acquisizione di competenze, che di occupabilità, rispetto agli altri sistemi di formazione “storici”. La Formazione duale, poi, coniugata con un servizio di accompagnamento individualizzato, si è dimostrata un mezzo tra i più efficaci per intervenire con le persone con particolari disagi e difficoltà, soprattutto i NEET: i progetti sperimentali già in atto a Verona ne possono fornire ampia documentazione. Queste modalità formative dovrebbero diventare un asse portante nella formazione al/sul lavoro post-Covid, nei confronti dei giovani che pagheranno il prezzo occupazionale più alto, ma anche delle altre fasce di lavoratori più in difficoltà e/o che si troveranno a dover riconvertire le proprie competenze professionali. Già i primi dati sul mercato del lavoro tra marzo e maggio 2020 inducono a prevedere una ulteriore difficoltà per i giovani a sviluppare percorsi di autonomia: processi di formazione mirati, nei quali il sistema duale costituisca un asse fondamentale, possono costituire un aiuto fondamentale ed efficace.

Il fabbisogno di sviluppo delle competenze digitali sarà ben lungi dall’essere esaurito, visto il gap della media dei lavoratori italiani, e quindi andranno messi in campo progetti sistematici di riqualificazione, sia per i lavoratori occupati che per i disoccupati.

In generale, se verrà adottato, come auspicato da più parti, un approccio place based alla “rinascita”, mutuato dalla Strategia per le aree interne – dimostratasi utile ed efficace – e basato sulle specificità dei luoghi e l’intervento integrato di tutti i soggetti, senza settorialismi e chiusure corporative, Patti locali per la formazione potranno consentire la cooperazione tra enti finanziatori (pubblici e enti benefici), enti di formazione, imprese, forze sociali e enti locali al fine di formulare progetti di formazione appropriati e collegati ad iniziative di innovazione, riconversione, consolidamento produttivo e sociale.

Verona, 19 giugno 2020


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