Cerca
  • ODVerona

IL BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE A VERONA

Il benessere equo e sostenibile a Verona, a cavallo della pandemia. Alcuni spunti dell'Osservatorio Disuguaglianze a Verona tratti dal "Rapporto BES 2020: il benessere equo e sostenibile in Italia 2020".


A cura di Maurizio Carbognin dell'Osservatorio Disuguaglianze di Verona.



Nel mese di marzo 2021 è stato pubblicato dall’ISTAT il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) per il 2020 (ma i dati riguardano al massimo il 2019). Oggi (marzo 2022) sono disponibili gli aggiornamenti dei dati, ma solo alcuni arrivano al 2020, cioè al primo anno di pandemia. I dati disaggregati per regione e provincia sono disponibili in Il Bes dei territori (istat.it).

Nel Rapporto si conferma che la pandemia ha inciso solo in parte sui caratteri di fondo dell’economia e della società, nazionale e locale. In realtà sappiamo che i problemi, le criticità, le disuguaglianze che già esistevano sono stati tutti aggravati dal Covid-19: se vogliamo definire in modo più appropriato la strada da seguire per il dopo-Covid, è indispensabile essere meglio consapevoli anche delle criticità preesistenti, dei punti di forza e di debolezza. Sui temi della salute e del lavoro gli aggiornamenti appaiono significativi (e per il lavoro possono essere integrati con le analisi più recenti di Veneto Lavoro).

E’ necessario analizzare con attenzione anche i dati locali: le medie provinciali non ci dicono molto sulle disuguaglianze interne al territorio veronese, ma, nel confronto con il dato veneto e nazionale, possono indicare aspetti sui quali prestare attenzione, sia in senso positivo che negativo. Poi sappiamo - lo attestano ormai sia varie pubblicazioni ISTAT, ma anche indagini di varie fonti - che la pandemia ha drammaticamente aggravato i problemi: è aumentata consistentemente la povertà, peggiorata la condizione delle donne, cresciute le difficoltà dei giovani.

Gli indicatori relativi alla salute manifestano un trend sostanzialmente positivo, a Verona, nel Veneto e nell’intero paese fino al 2019. Sappiamo che tale tendenza si è interrotta nel 2020, anno nel quale la speranza di vita alla nascita ha avuto un brusco calo di circa un anno a causa della pandemia. A Verona l’interruzione è stata ancora più marcata della media nazionale e regionale: si è tornati alla speranza di vita antecedente il 2011. Da segnalare ancora il tasso di mortalità infantile, a Verona più elevato della media nazionale e veneta sia nel 2011 che nel 2018: informazione che andrebbe approfondita, visti anche gli avvenimenti che hanno l’altro anno l’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento. In secondo luogo la mortalità per demenze e malattie psichiche, in crescita in tutta Italia per l’invecchiamento della popolazione, vede una particolare accelerazione a Verona e nel Veneto. Infine da segnalare il calo della mortalità per incidenti stradali, evidentemente dovuta ai vari lockdown.

Istruzione I dati sull’istruzione, ancorchè aggiornati, solo in alcuni casi arrivano al 2020. In particolare, non essendo stata effettuate le prove INVALSI, non è possibile valutare l’andamento delle competenze linguistiche e matematiche dopo un anno di pandemia. Alcune tendenze generali presenti nel Paese, con l’aumento (ancora insufficiente) del livello di istruzione della popolazione in età lavorativa, si confermano anche a Verona. Altalenanti i dati sui giovani che non lavorano e non studiano: dopo il picco del 2017, che poneva Verona al primo posto tra le province venete, l’andamento positivo del mercato del lavoro nel biennio successivo probabilmente ha provocato un ridimensionamento del dato; ma un anno di pandemia l’ha riportato in crescita. Le informazioni congiunturali molto negative sull’occupazione in provincia e regione nel 2020, soprattutto nei settori del terziario e nei contratti a termine che sono il modo con il quale oggi i giovani entrano nel mdl nella maggior parte dei casi sono confermati dai dati annuali. L’andamento vivace dell’economia locale nel 2018-19 ha probabilmente indotto imprenditori e lavoratori a prestare più attenzione e risorse alla formazione continua dei lavoratori, nuovamente in calo nel 2020. Interessanti, anche se non aggiornati, rispetto alle differenze di genere, i risultati sulla competenza alfabetica, peggiori per i maschi e migliori per le femmine; e sulla competenza numerica, al contrario migliori per i maschi e peggiori per le femmine. Ma quello che più impressiona è il fatto che circa un quarto degli alunni, anche in una situazione di agio economico e sociale come quello veronese, possiede competenze linguistiche assolutamente insufficienti (consola poco il fatto che la media nazionale mostri una situazione ancora peggiore): significa creare le premesse per disuguaglianze consistenti nelle età successive e l’impossibilità di un pieno esercizio sostanziale dei diritti di cittadinanza.

Lavoro La situazione del mercato del lavoro veronese, in termini generali, è nota: condizioni più favorevoli, rispetto alla media italiana, con una particolare vivacità nell’anno precedente la pandemia. Tali condizioni relativamente più favorevoli rispetto al territorio nazionale permangono ovviamente anche nel primo anno di pandemia, che tuttavia registra anche a Verona un peggioramento di tutti gli indicatori relativi al mercato del lavoro. Significative le differenze di genere, già molto forti prima del Covid ed ulteriormente aggravatesi. Nel tasso di occupazione tra uomini e donne vi è un divario di 20 punti, la disoccupazione femminile è circa il doppio di quella maschile. E la situazione non è migliore tra i giovani, sia nel tasso di occupazione che di disoccupazione. La percentuale di giornate effettivamente retribuite per i dipendenti uomini è di 5 punti superiore alle dipendenti donne. E la retribuzione media annua delle donne dipendenti è circa il 30% inferiore a quella degli uomini. La leggera inversione di alcuni indicatori riguardanti le donne nel 2020 è indubbiamente dovuta, come testimoniano i dati su assunzioni e licenziamenti diffusi da Veneto Lavoro, alla ulteriore crescita del lavoro precario, al quale le donne dimostrano, per necessità, di essere maggiormente disponibili. Se poi si è giovani e donne, i tassi di disoccupazione si avvicinano significativamente alle medie nazionali.

Ricchezza (e povertà) I (pochi) dati disponibili sul tenore di vita a livello provinciale confermano le condizioni note di relativa “floridità” economica veronese rispetto al contesto nazionale. Tuttavia, anche in questa area territoriale relativamente florida, i pensionati con assegni molto bassi sono quasi l’8%. Colpiscono anche in questo gruppo di indicatori le differenze di genere: l’importo medio annuo dei redditi pensionistici degli uomini è superiore di circa il 50% rispetto a quello delle donne. E le pensioni di importo molto basso riguardano quasi il 9% delle donne, contro il 6,5 degli uomini.

Ambiente sociale e ambiente urbano La “tenuta” sociale, la tradizione civica del territorio veronese sembra ancora abbastanza forte, malgrado i processi di trasformazione avvenuti e in atto. La presenza del Terzo settore è più consistente della media veneta e soprattutto nazionale. I dati sulle scuole accessibili sono il risultato, come sanno gli addetti ai lavori, di una presenza associativa delle famiglie dei disabili molto forte e capillare. Nel contempo i dati sulla criminalità (almeno quella predatoria e violenta) sono in diminuzione, in particolare nell’anno della pandemia, e ad un livello decisamente più contenuto che nel resto del paese. L’ambiente sociale è relativamente tranquillo, ma poco propenso all’innovazione, come testimoniato dalla propensione alla brevettazione più bassa che nel resto del Veneto (e soprattutto rispetto ad altre aree che vedono una presenza storica dei distretti industriali).

Politica, politiche e servizi pubblici Anche in politica le differenze generazionali e di genere sono a Verona particolarmente accentuate: la presenza di donne nelle amministrazioni comunali è più bassa della media regionale e nazionale, così come quella di amministratori con meno di 40 anni. L’affollamento delle carceri è sempre superiore alla media regionale e nazionale, negli ultimi anni in modo molto consistente. La capacità di riscossione dei comuni sembra altalenante. L’offerta di trasporto pubblico locale in sofferenza, anche rispetto alla non esaltante situazione veneta e nazionale. E anche la possibilità per i bambini di frequentare i nidi è abbastanza limitata. Nettamente migliori i risultati delle politiche di smaltimento rifiuti e, simmetricamente, di raccolta differenziata.

11 visualizzazioni0 commenti